L’economia cinese è grande ma non è ancora da grande potenza
La scalata cinese nella classifica delle economie più grandi del mondo – che sarebbe confermata ora dal sorpasso del pil di Pechino rispetto a quello di Washington anticipato a quest’anno – fa scalpore, ma non è affatto sorprendente: con un tasso di crescita medio annuo intorno al 10 per cento per oltre 15 anni, il primato cinese è da tempo scritto nei numeri. E non sarà di certo il primo: la Cina è primo produttore di manufatti dal 2008 e il primo esportatore mondiale dal 2010. E’ anche il primo importatore di molti beni, non soltanto materie prime e commodities. di Alessia A. Amighini
15 AGO 20

La scalata cinese nella classifica delle economie più grandi del mondo – che sarebbe confermata ora dal sorpasso del pil di Pechino rispetto a quello di Washington anticipato a quest’anno – fa scalpore, ma non è affatto sorprendente: con un tasso di crescita medio annuo intorno al 10 per cento per oltre 15 anni, il primato cinese è da tempo scritto nei numeri. E non sarà di certo il primo: la Cina è primo produttore di manufatti dal 2008 e il primo esportatore mondiale dal 2010. E’ anche il primo importatore di molti beni, non soltanto materie prime e commodities. E’ il primo partner commerciale degli Stati Uniti, dell’Unione europea e di molti altri paesi del mondo. E’ da oltre due decenni il primo paese tra gli emergenti a essere scelto come sede per l’apertura di filiali estere delle maggiori multinazionali del mondo ed è diventato recentemente il primo investitore all’estero tra i paesi emergenti.
La Cina ha trainato l’economia mondiale dal 2009 e in pochi anni ha contribuito a scalzarne il primato nella composizione geografica del pil del pianeta, ma il prossimo primato cinese sarà solo il simbolo di uno spostamento nel baricentro dell’economia mondiale. Senza dubbio il mondo si è spostato in Asia, soprattutto in Cina, dove si trova oggi la domanda più dinamica di tutto il pianeta, con una classe media in rapida crescita. Ma è bene mettere le cose nella giusta prospettiva. Non solo per i dettagli statistici imposti dai confronti internazionali che in parte ridimensionano l’ampiezza dell’economia cinese, e per le considerazioni doverose sul livello del pil pro capite che in Cina non raggiunge i 6.000 dollari l’anno.
Anche prendendo l’economia cinese nella sua dimensione aggregata, non possiamo dimenticarne le caratteristiche strutturali e il suo peculiare profilo nelle relazioni economiche internazionali.
Partiamo dalle prime. La Cina sarà anche l’economia più grande del pianeta, ma la grandezza di un’economia può derivare da varie fonti. Ciò che differenzia strutturalmente i paesi avanzati dagli altri è la quota della domanda per consumo (che nei primi rappresenta mediamente circa due terzi del pil ma solo il 35 per cento in Cina) rispetto alla domanda per investimento (il 45 per cento in Cina). La rapida crescita degli investimenti ha creato una capacità produttiva che ha permesso alla Cina di soddisfare la domanda mondiale di molti beni, non invece la domanda interna dei cittadini cinesi, ancora limitata dall’elevata propensione al risparmio delle famiglie. In questo senso la crescita cinese dipende in larga misura dalla domanda estera e nel tempo sarà sostenibile soltanto se fondata maggiormente sul consumo interno.
[**Video_box_2**]E’ proprio la forte domanda estera di beni cinesi che ha portato il paese a raggiungere tanti primati sul piano economico. Per questo è utile inquadrare meglio il ruolo della Cina nella domanda mondiale. La crescita della produzione cinese è avvenuta specialmente nei beni di largo consumo di settori manifatturieri a intensità tecnologica medio-bassa e nei beni intermedi di molti settori manifatturieri a tecnologia medio-alta, tra cui l’elettronica e l’automotive. In tutti questi settori i produttori cinesi dipendono pesantemente dalla domanda estera, senza la quale non potrebbero sopravvivere. Anche in tal senso la crescita cinese dipende totalmente dal resto del mondo, soprattutto dalle economie avanzate, strutturalmente molto più di quanto la crescita della domanda mondiale non dipenda da quella cinese.
Nella classifica delle economie più competitive del mondo stilata ogni anno dal World Economic Forum, la Cina compare al primo posto soltanto per la sua dimensione del mercato estero, vale a dire è il paese che più di tutti dipende dal resto del mondo per crescere. Segna invece il passo su molti altri fronti, principalmente quello dello sviluppo istituzionale e tecnologico. L’efficienza delle sue istituzioni pubbliche e private è molto distante da quella dei paesi avanzati e anche di molti paesi non avanzati: è rispettivamente al 46° e 66° posto su 148. Il livello delle sue infrastrutture la vede al 74° posto. In quanto a efficienza dei mercati dei beni e del lavoro, occupa rispettivamente il 61° e il 34° posto. Sul fronte tecnologico per trovare la Cina dobbiamo scendere all’86° posto in quanto ad adozione di nuove tecnologie e al 105° in quanto a disponibilità delle stesse. Ciò è dovuto a una scarsa capacità di innovare – 30° posto – derivante a sua volta da un confronto schiacciante sulla qualità degli scienziati (41° posto) e sulla qualità dell’istruzione superiore (44°).
Anche se oggi la Cina si appresta a diventare l’economia più grande del pianeta, è ben lontana dal diventare una vera e propria potenza economica perché il suo primato dipende in larga misura dalle eccellenze altrui. Gli Stati Uniti sono la prima potenza mondiale dalla fine dell’Ottocento perché hanno sommato su di sé una lunga serie di primati: politico, militare ed economico, quest’ultimo sostenuto a sua volta da altri primati – istituzionale, scientifico e tecnologico. Il Celeste Impero oggi è diventato numericamente grande, e farà leva sul suo ennesimo primato per rivendicare maggior potere economico e politico. Ma la potenza di un’economia non si misura di certo e soltanto con la sua dimensione.
La Cina ha trainato l’economia mondiale dal 2009 e in pochi anni ha contribuito a scalzarne il primato nella composizione geografica del pil del pianeta, ma il prossimo primato cinese sarà solo il simbolo di uno spostamento nel baricentro dell’economia mondiale. Senza dubbio il mondo si è spostato in Asia, soprattutto in Cina, dove si trova oggi la domanda più dinamica di tutto il pianeta, con una classe media in rapida crescita. Ma è bene mettere le cose nella giusta prospettiva. Non solo per i dettagli statistici imposti dai confronti internazionali che in parte ridimensionano l’ampiezza dell’economia cinese, e per le considerazioni doverose sul livello del pil pro capite che in Cina non raggiunge i 6.000 dollari l’anno.
Anche prendendo l’economia cinese nella sua dimensione aggregata, non possiamo dimenticarne le caratteristiche strutturali e il suo peculiare profilo nelle relazioni economiche internazionali.
Partiamo dalle prime. La Cina sarà anche l’economia più grande del pianeta, ma la grandezza di un’economia può derivare da varie fonti. Ciò che differenzia strutturalmente i paesi avanzati dagli altri è la quota della domanda per consumo (che nei primi rappresenta mediamente circa due terzi del pil ma solo il 35 per cento in Cina) rispetto alla domanda per investimento (il 45 per cento in Cina). La rapida crescita degli investimenti ha creato una capacità produttiva che ha permesso alla Cina di soddisfare la domanda mondiale di molti beni, non invece la domanda interna dei cittadini cinesi, ancora limitata dall’elevata propensione al risparmio delle famiglie. In questo senso la crescita cinese dipende in larga misura dalla domanda estera e nel tempo sarà sostenibile soltanto se fondata maggiormente sul consumo interno.
[**Video_box_2**]E’ proprio la forte domanda estera di beni cinesi che ha portato il paese a raggiungere tanti primati sul piano economico. Per questo è utile inquadrare meglio il ruolo della Cina nella domanda mondiale. La crescita della produzione cinese è avvenuta specialmente nei beni di largo consumo di settori manifatturieri a intensità tecnologica medio-bassa e nei beni intermedi di molti settori manifatturieri a tecnologia medio-alta, tra cui l’elettronica e l’automotive. In tutti questi settori i produttori cinesi dipendono pesantemente dalla domanda estera, senza la quale non potrebbero sopravvivere. Anche in tal senso la crescita cinese dipende totalmente dal resto del mondo, soprattutto dalle economie avanzate, strutturalmente molto più di quanto la crescita della domanda mondiale non dipenda da quella cinese.
Nella classifica delle economie più competitive del mondo stilata ogni anno dal World Economic Forum, la Cina compare al primo posto soltanto per la sua dimensione del mercato estero, vale a dire è il paese che più di tutti dipende dal resto del mondo per crescere. Segna invece il passo su molti altri fronti, principalmente quello dello sviluppo istituzionale e tecnologico. L’efficienza delle sue istituzioni pubbliche e private è molto distante da quella dei paesi avanzati e anche di molti paesi non avanzati: è rispettivamente al 46° e 66° posto su 148. Il livello delle sue infrastrutture la vede al 74° posto. In quanto a efficienza dei mercati dei beni e del lavoro, occupa rispettivamente il 61° e il 34° posto. Sul fronte tecnologico per trovare la Cina dobbiamo scendere all’86° posto in quanto ad adozione di nuove tecnologie e al 105° in quanto a disponibilità delle stesse. Ciò è dovuto a una scarsa capacità di innovare – 30° posto – derivante a sua volta da un confronto schiacciante sulla qualità degli scienziati (41° posto) e sulla qualità dell’istruzione superiore (44°).
Anche se oggi la Cina si appresta a diventare l’economia più grande del pianeta, è ben lontana dal diventare una vera e propria potenza economica perché il suo primato dipende in larga misura dalle eccellenze altrui. Gli Stati Uniti sono la prima potenza mondiale dalla fine dell’Ottocento perché hanno sommato su di sé una lunga serie di primati: politico, militare ed economico, quest’ultimo sostenuto a sua volta da altri primati – istituzionale, scientifico e tecnologico. Il Celeste Impero oggi è diventato numericamente grande, e farà leva sul suo ennesimo primato per rivendicare maggior potere economico e politico. Ma la potenza di un’economia non si misura di certo e soltanto con la sua dimensione.
di Alessia A. Amighini
* Università del Piemonte Orientale
* Università del Piemonte Orientale